Influencer outdoor e montagna: dove si trova il limite?

Scopri come l’influenza dei contenuti outdoor trasforma la pratica della montagna: social, sovraffollamento, trasmissione delle conoscenze e responsabilità.

In breve

I social hanno reso la montagna più accessibile, ma espongono anche praticanti poco formati a terreni impegnativi. Il limite è questo: mostrare la montagna senza mostrarne le esigenze, il tempo necessario, la capacità di giudizio e la rinuncia, crea un rischio reale.

Influencer outdoor e montagna: un vero fenomeno di moda?

L’influenza dei contenuti outdoor cambia profondamente il modo in cui i praticanti scoprono l’alpinismo, lo scialpinismo e le altre attività di montagna.

Da cinque anni le attività outdoor crescono vertiginosamente. Scialpinismo, alpinismo, bivacco: aumentano i numeri, i rifugi sono pieni e anche i soccorsi sono sotto pressione. Una parte di questa dinamica è positiva: la montagna si apre, diventa più accessibile. Un’altra parte lo è meno.

Le vendite di attrezzatura da scialpinismo sono raddoppiate tra il 2018 e il 2023. Le presenze estive in alcuni parchi nazionali sono aumentate del 30 %. È una trasformazione profonda, sostenuta dal bisogno di staccare e dalla ricerca di autenticità. Ma questa ricerca è paradossale: spesso viene mediatizzata, messa in scena e trasformata in capitale sociale sui social network.

Non è la prima ondata di popolarità. Le ferie pagate del 1936 aprirono le Alpi agli operai. Il dopoguerra e i racconti di Lionel Terray o Gaston Rébuffat formarono una generazione di alpinisti. L’ondata attuale è però diversa: la porta d’ingresso non è più il club alpino o il racconto letterario. È lo schermo di uno smartphone.

Influenza dei contenuti outdoor durante una salita glaciale in alta montagna

L’economia del desiderio

Il mercato outdoor vale miliardi. Un’attrezzatura completa da scialpinismo si avvicina ai 2000 €, un abbigliamento a tre strati ai 1000 €. Non è soltanto materiale: è una promessa di avventura, prestazione e appartenenza a una tribù. Il marketing vende un ideale pronto all’uso, in cui acquistare il prodotto giusto sembra sufficiente per comprare la competenza.

Si confrontano due modelli economici. Da una parte l’economia della destinazione: l’albergatore, il gestore di rifugio, la guida alpina. Il suo valore è il radicamento locale e la trasmissione delle conoscenze. Dall’altra l’economia dell’audience: il marchio internazionale, la piattaforma di contenuti, l’influencer. Il suo valore è l’immagine e la diffusione. La prima è lenta e richiede un impegno duraturo; la seconda è rapida e transazionale.

Il problema non è l’influenza in sé, ma l’assenza di un contesto

Un creatore di contenuti che mostra una salita leggendaria in due minuti non mente, ma non mostra nemmeno i tre giorni passati a controllare il meteo, l’attrezzatura scelta, la rinuncia dell’anno precedente, gli anni di pratica. Il risultato è che parte del pubblico parte con l’immagine, senza la cultura necessaria.

Il formato verticale di Reels e TikTok tritura la narrazione. Esalta la vetta e cancella l’avvicinamento. Mostra la traccia perfetta nella neve fresca, non le quattro ore a battere traccia nella neve crostosa. Celebra prestazione e successo, mai il dubbio o una ritirata strategica. L’algoritmo è una cattiva guida alpina: premia solo ciò che è spettacolare, mai la prudenza.

I libri di Walter Bonatti e i film di René Vernadet si prendevano il tempo della noia, della paura, della contemplazione. Costruivano una cultura del rischio, dell’impegno e della pazienza. Una storia di 15 secondi costruisce un desiderio. Non una competenza.

L’impronta paradossale

Questo sovraffollamento ha un costo ecologico diretto. L’erosione trasforma i sentieri in autostrade di terra. La fauna, dal gallo forcello al gipeto, viene disturbata e stressata da passaggi continui. A questo si aggiunge l’inquinamento invisibile delle microplastiche rilasciate dall’abbigliamento tecnico durante ogni lavaggio e per usura.

Il bivacco, simbolo di libertà selvaggia, è l’esempio migliore. Cerchiamo una natura incontaminata e la nostra presenza di massa la addomestica. Cerchi di fuoco illegali segnano il terreno, rifiuti vengono “dimenticati” sotto una pietra. Il paradosso è totale: amiamo la montagna fino a degradarla, tutti insieme, negli stessi luoghi, nello stesso momento.

Che cosa osserviamo

Sempre più praticanti arrivano ai corsi con ottima attrezzatura, una motivazione autentica e nessun riferimento per leggere il terreno. Non è un problema di livello: è un problema di trasmissione delle conoscenze.

Hanno un orologio GPS con un itinerario scaricato, ma non sanno localizzarsi su una carta IGN in scala 1:25000 quando la batteria si esaurisce. Possiedono ARTVA, pala e sonda, ma non riconoscono un pendio di 35° caricato dal vento. Il materiale è diventato una protesi della competenza, invece di essere uno strumento al suo servizio.

Il problema non è la tecnologia. È l’illusione che possa sostituire capacità, giudizio ed esperienza sensoriale. Questa illusione è falsa. E in montagna è pericolosa.

Ritrovare la cultura dell’apprendimento nel tempo

Dove è finita la cultura del club? Le uscite collettive del CAF o della FSGT, nelle quali i più esperti trasmettono ai principianti e la condivisione dell’esperienza conta più della prestazione individuale? Questo apprendimento lento, fondato su ripetizione e scambio, è stato scavalcato dalla promessa di un accesso immediato alla “grande salita”.

Il ruolo di una guida o di un istruttore non è soltanto battere una traccia o mettere in sicurezza un passaggio. È insegnare a leggere un pendio, interpretare un bollettino nivometeorologico, sentire la neve sotto gli sci. È trasmissione di un modo di essere, ben oltre le capacità tecniche. È imparare a osservare.

La nostra posizione

Non siamo contrari agli influencer outdoor. Pensiamo che abbiano una responsabilità editoriale. Mostrare la montagna significa mostrare anche ciò che richiede: tempo, discernimento e l’umiltà di rinunciare.

Scialpinisti che illustrano l’influenza dei contenuti outdoor sulla montagna

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Per EDLM – Scuola di Montagna la risposta è la formazione: alpinismo, scialpinismo, nivologia e gestione del rischio valanghe.

Articolo scritto dal team di EDLM – Scuola di Montagna, scuola di formazione all’autonomia in montagna con guide alpine ad Annecy, Chamonix, Briançon, Grenoble e Parigi.